PRIMO BILANCIO Società promossa, mercato e scelte tecniche da rivedere

Domenica il Treviso ha ritrovato il successo, ma l’ennesimo passo indietro sotto il profilo del gioco non ha soddisfatto gran parte della tifoseria. Il mercato “incompleto” e le scelte tecniche di mister Tentoni sono i principali nodi della discordia, ma c’è anche chi invita a guardare il risultato e la classifica tutto sommato positiva senza disperarsi più di tanto. Con i play-off ancora raggiungibili e una semifinale di Coppa Italia alle porte si può rimanere moderatamente ottimisti, ma bisogna anche avere il coraggio di vedere il bicchiere mezzo vuoto, perché ci sono tante cose che continuano a non funzionare.

Tonicello, Tentoni, squadra bianco e nero

Treviso, un campionato in chiaroscuro

SOCIETÀ OK In compenso c’è una società che pian piano sta cercando di ricostruire la credibilità e l’immagine del Treviso calcio, che con l’ultima iniziativa per Treviso-Opitergina ha guadagnato altri punti agli occhi dei tifosi. E merita dunque di ottenere risultati adeguati ai propri sforzi. La dirigenza ha dimostrato di poter superare alcuni momenti critici, ma la strada è ancora lunga, perché ancora una volta il Treviso, a differenza di altre società fallite o ricomparse dopo anni di oblio, è costretto a ripartire veramente da zero, senza settore giovanile. Positivo dunque, in vista di tempi migliori, il ritrovato feeling con l’Academy di Colusso, mentre sul fronte societario la dirigenza non ha fatto una piega di fronte alle azioni di disturbo di ex presidenti o qualche cosidetta ex (ma molto ex) bandiera biancoceleste. Per quanto riguarda un altro aspetto fondamentale, quello dei rapporti con i tifosi, la dirigenza ha adottato un approccio inedito rispetto alle gestioni del recente passato, e l’ultima iniziativa del “Porta un amico” per entrare al Tenni a costi simbolici è un altro passo verso la riconquista dei tifosi persi per strada. Purtroppo la risposta dell’imprenditoria e della città è stata come sempre gelata più che fredda, e come sempre la politica ci ha messo (o meglio, non ci ha messo) del suo (problema Lancenigo e non solo).

CAMPIONATO IN CHIAROSCURO Dal punto di vista sportivo, la classifica vede il Treviso al terzo posto (in coabitazione con altre tre squadre), ma preoccupano i distacchi: a parte l’abisso (anche tecnico?) dalla capolista Calvi Noale (-12), preoccupa il -8 dal Nervesa, visto che ora come ora i play-off non di disputerebbero. Da questa stagione, infatti, bastano 7 o più punti (prima erano 10) per non parteciparvi. La situazione non è compromessa, e dal punto di vista tecnico il Nervesa non sembra di un altro pianeta, ma per il resto della stagione bisognerà tenerne conto. Insomma, dopo la lezione della stagione scorsa non si possono perdere tanti punti come accaduto in queste prime dieci gare. Anche se… i punti ottenuti finora rispecchiano le prestazioni altalenanti della squadra, mentre in Promozione c’era la sensazione che al Treviso mancassero almeno 5-6 punti in classifica (pensiamo a partite dominate senza vincerle, per non parlare dei rigori sbagliati).
Si sapeva che Calvi Noale (senza la riforma della C unica sarebbe in Serie D con il Vittorio Veneto) e il Nervesa (aspirante Treviso 2 per qualche settimana) avevano un organico superiore a tutte le altre contendenti, ma distacchi del genere non sono accettabili. Di certo non se l’aspettava la società, perché l’organico del Treviso rimane tra i migliori e vale più di quanto dicono gli attuali distacchi dalle due corazzate. Evidentemente sono stati commessi errori che non andavano fatti, e che possiamo schematizzare in tre punti:

  1. Mercato incompleto;
  2. Gestione tecnica di mister Tentoni non sempre convincente;
  3. Rendimento insufficiente della squadra (in particolare di alcuni nuovi acquisti), non del tutto riconducibile alle lacune di organico e gli errori del tecnico (in sostanza i primi due punti).

CALCIOMERCATO Partendo dalle note negative, il peccato originale del mercato estivo è il mancato acquisto di una prima punta di peso che andiamo invocando da fine luglio (insomma, da sempre), quando la squadra ha iniziato la preparazione e si è capito che Gnago non sarebbe stato confermato. E così un anno dopo i problemi sono gli stessi, solo che in Promozione avevamo portato più pazienza, visto che la società era nata in fretta e furia ad agosto per iscriversi sul filo di lana. Quest’anno il Treviso, dopo l’impasse di giugno, si è regolarmente iscritto, ha confermato 7-8 elementi e ha completato rapidamente la rosa, tant’è che ha iniziato la preparazione prima di tutte, anche di parecchie squadre di Serie D. Non vale neanche la scusante del budget da rispettare, perché il tempo c’era e il ds poteva operare scelte diverse per l’attacco. Perché è evidente che a questa squadra manca un punto di riferimento in avanti; in questo scorcio di stagione anche squadre meno competitive hanno dimostrato di averlo (pensiamo a Herrera della Feltrese o Santagata del Passarella); perché si è ripetuto questo errore?

Nel post partita il direttore sportivo Tonicello ha promesso un mercato da protagonisti (prima punta a parte, servirà sicuramente un’alternativa in difesa), senza specificare in quali reparti si pensa di intervenire. Ma d’altra parte non ha scartato l’ipotesi che qualche giocatore, magari scontento del trattamento ricevuto, decida di cambiare aria. Niente di scandaloso, ma non certo positivo, visto che tra gli scontenti potrebbero esserci anche alcuni elementi di valore che sono stati utilizzati poco e/o male.

TENTONI: TANTI CAMBIAMENTI, TROPPA CONFUSIONE? E qui veniamo all’altra nota dolente: la gestione tecnica di mister Tentoni. Chi legge il sito dallo scorso anno sa che non abbiamo mai avuto problemi ad ammettere i meriti del tecnico romagnolo, ma altrettanto limpidamente non ci siamo fatti problemi nel criticare alcune scelte adottate nel finale della scorsa stagione. In Eccellenza le scelte “strane” si sono moltiplicate, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Alcune sembrano aver aggravato le contraddizioni e le lacune del mercato, e anche in questo caso c’è un peccato originale: lo stravolgimento della “vecchia guardia”. Che senso ha – e qui la domanda andrebbe rivolta anche al ds – sbandierare la conferma del gruppo che si è guadagnato sul campo l’Eccellenza, se poi – come successo nelle prime 6-7 gare – la squadra viene stravolta per 6-7/11, confermando solo portiere e parte della difesa, e relegando in panchina (e talvolta in tribuna) alcuni perni della squadra promossa a giugno? Per non parlare dei continui esperimenti, i cambi di modulo (e dei protagonisti in campo), quando l’unica scelta sui cui perseverare era un classico e  sempre più redditizio 4-4-2, utilizzato con successo in Promozione. Le ultime due partite sono le gocce che hanno fatto traboccare il vaso, tant’è che ora anche la stampa ha mosso le nostre stesse osservazioni a mister Tentoni, come dimostra la conferenza post Opitergina pubblicata sul sito ufficiale: “non è che questi cambiamenti hanno mandato in confusione il Treviso?”.

Inutile dire che la argomentazioni del mister biancoceleste ci fanno storcere il naso. Salvo un paio di partite, la sua gestione tecnica non ha sempre convinto. Inconcepibile il trattamento riservato a due elementi cardine del Treviso 2013/2014 come Dal Compare e Del Papa, rispettivamente miglior attaccante e centrocampista dell’annata passata. Se il primo ha finalmente trovato continuità d’utilizzo, il secondo dopo un paio di partite da 7 pieno con Nervesa e San Giorgio Sedico con l’Opitergina è rimasto in panchina 90 minuti. Ma il vero “enigma” è il 4-3-3 (anzi, un 4-3-1-2, con un finalizzatore come Mason “sprecato” trequartista) con un centrocampo fuori di ogni logica: il rientrante Lazzari in costante rodaggio, Marangon e il giovane Fraccaro. I risultati sono stati da dimenticare, specialmente la rinuncia a un regista e/o centrocampista dai piedi buoni (né Del Papa né Campagnolo) e l’utilizzo come centrocampista interno del mingherlino Fraccaro, apparso in difficoltà. E poi, a che serve schierare dall’inizio tutti e tre gli attaccanti in questo modulo, visto che Conte ha confermato che come esterno non funziona, mentre Mason, essendo sulla carta il “nostro Inzaghi”, dovrebbe stare sempre in area e sul limite del fuorigioco per sfruttare (come domenica) gli errori della difesa avversaria? Ma lo stesso si potrebbe dire di Conte, che in questo scorcio di stagione sembra aver ritrovato la vena realizzativa degli anni d’oro a Quinto… e non certo facendo l’esterno, ma restando vicino all’area di rigore, sfruttando il suo senso del gol e il tiro da fuori. Il lavoro di esterno offensivo lo possono fare benissimo (come dimostra il rendimento dello scorso campionato) giocatori con ben altre caratteristiche fisiche e tecniche, come Dal Compare o il versatile Del Papa, in un 4-4-2, senza dimenticare alcuni giovani. Altri enigmi… come si può tenere fuori tutta la partita Hysa (o un tempo intero, come a Sedico), il classe ’96 più in forma del momento? E che senso ha, poi, utilizzare in difesa un esterno offensivo come Tiberio Granati, che infatti è apparso in difficoltà in un ruolo non suo sia contro Nervesa che a Sedico? A Sedico, del resto, ci sono state tante altre scelte tecniche rivelatesi controproducenti. Pensiamo all’utilizzo per tutti i 90 minuti di Minto (un debuttante, visto che aveva giocato soprattutto in Coppa e per qualche spezzone di gara) come esterno di centrocampo. Costantemente in difficoltà, poca spinta sulla fascia. Dopo l’entrata di Hysa per Granati c’era la possibilità di sistemare le cose, almeno in parte: Minto in difesa, Hysa e Del Papa sulla destra per qualità e spinta al centrocampo. Il mister fa l’esatto contrario, sacrificando Del Papa in difesa e mantenendo Minto a centrocampo. Risultato: secondo tempo peggio del primo, Treviso inesistente per mezz’ora e fascia destra deserta… salvo i dieci minuti finali, quando sulla sinistra Hysa carbura e gli attaccanti confezionano tre occasioni, in particolare Conte (palo su tiro dal limite e pallonetto respinto sulla linea di porta). Queste scelte, apparentemente insensate, sono state evidenziate anche dalla stampa locale con tanto di insufficienza in pagella.
Di queste scelte incomprensibili ne potremmo elencare altre. Alcune fortunatamente sono state rivedute in meglio, specialmente quando il “rivedere” si traduce in un più che logico ritorno alle origini, e a quelle scelte che ironia della sorte avevano fatto la fortuna di Tentoni in Promozione. Pensiamo a Orfino, una delle sorprese positive dello scorso campionato. Dopo un inizio difficile con Piovanelli, proprio Tentoni aveva trovato la collocazione ideale al giovane del ’95, da terzino (dove, a dirla tutta, aveva combinato qualche disastro, come a Cornedo) a centrale difensivo, il suo ruolo naturale. Nelle ultime partite Orfino è stato uno dei più brillanti, il migliore tra gli under, ma nella prima parte del campionato il difensore aveva offerto prestazioni deludenti, collezionando anche alcune presenze in tribuna. Il giovane ha dimostrato grande umiltà facendo mea culpa, ma era giusto far notare anche che le prestazioni negative (tipo Feltrese e Mestrina) sono coincise con il suo utilizzo in un ruolo a lui poco congeniale.
E dunque si torna al solito punto: perché tutti questi cambiamenti ed esperimenti non riusciti da parte del mister? Lo scorso anno mantenere gli equilibri raggiunti durante la gestione Piovanelli, apportando i dovuti accorgimenti (in primis un netto miglioramento della fase difensiva), ha prodotto risultati importanti. Perché, dunque, stravolgere completamente il giocattolo vincente, perseverando in cambi di modulo con interpreti sempre diversi e spesso fuori ruolo? Probabilmente Tentoni ci risponderebbe come ha fatto domenica ai giornalisti: ogni giocatore in rosa può giocare in Eccellenza, e si deve adattare ad ogni modulo e impostazione tattica.
Molti tifosi (e ci sembra anche i giornalisti che seguono il Treviso in casa e in trasferta), sembrano pensarla diversamente. Finora abbiamo visto una squadra senza identità e gioco (salvo rare eccezioni), che va spesso in difficoltà ogni volta che ci si discosta da un approccio tattico più “tradizionale”. Nella scelta degli attori, poi, una squadra deve avere dei punti fermi, e lo stesso concetto del “non ci sono titolari” ripetuto come un mantra dall’allenatore ha un valore relativo.

UNA SQUADRA A CORRENTE ALTERNATA Scaricare tutte le responsabilità sul ds e allenatore sarebbe comunque eccessivo, perché comunque chi va in campo sono i giocatori. Molto spesso a questa squadra sono mancate grinta e determinazione, presenti solo a fase alternate anche nel contesto di una singola partita. L’unica sfida giocata alla grande per tutti i 90 minuti è Treviso-Nervesa, pareggiata soprattutto a causa degli errori arbitrali. In altre partite, magari terminate con un successo meritato – per esempio il 3-0 al LiaPiave la squadra ha mostrato preoccupanti cali di tensione, lasciando l’iniziativa agli avversari per 20-30 minuti. Con altre avversarie come Feltrese e Passarella questi atteggiamenti hanno portato a sconfitte altrettanto meritate. Errori grossolani sono stati commessi sia dai giovani che dai più esperti, anche da chi ci ha abituati a un rendimento elevato e costante, anche nei momenti più difficili della squadra.

In definitiva, il bilancio fin qui ottenuto è soddisfacente… a metà. La classifica è “salvabile” perché la squadra è comunque composta da giocatori di spessore, e pur non esprimendosi sempre al meglio ha raccolto un buon bottino. Ma ora serve il salto di qualità, perché nelle prossime settimane il Treviso si gioca molto. E in Coppa (Campodarsego) e campionato (Liventina Gorghense ma soprattutto Calvi Noale) troverà le squadre più forti di tutta l’Eccellenza veneta.

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