L’odissea societaria continua, l’astinenza da gol finisce?

Piovanelli dubbioso

Piovanelli riuscirà a salvare il Treviso?

Ormai la rabbia e la frustrazione, com’è consuetudine a Treviso in quest’ultimo decennio (salvo un paio di campionati “normali”), hanno lasciato spazio alla rassegnazione e all’apatia. Vista l’odissea estiva che ha preceduto la rocambolesca iscrizione a un quarto d’ora dal nulla, non potevamo attendere miracoli. Ma dopo aver ingoiato un altro rospo (la mancata iscrizione in Eccellenza per evitare il balzello dei 100 mila euro iniziali), ci si aspettava di fare una figura decorosa almeno in Promozione. Invece stiamo vivendo un incubo fin troppo simile a quello dell’Eccellenza: incoraggiante ma illusorio avvio, seguito da un lento ma costante declino. Tra dicembre 2009 e gennaio 2010 il Treviso aveva toccato quello che pensavamo fosse il punto più basso della nostra ultracentenario storia: Treviso in zona play-out, a rischio retrocessione in Promozione. Poveri illusi! Quattro anni dopo in Promozione ci siamo finiti per davvero, e se qualcuno non si dà una svegliata rischiamo di finire invischiati nella palude che conduce alla Prima categoria. Un’altra categoria dal nome beffardo e ingannevole, proprio come la Promozione. Viste le difficoltà economiche e logistiche (Lancenigo e 3/4 del Tenni occupati dal vecchio Treviso), si potevano trovare giustificazioni per un Treviso incapace di stare al passo con le prime della classe. Ora che i biancocelesti sono a metà classifica, a quattro punti dai play-off e tre dalla zona retrocessione, il tempo degli alibi è finito anche per chi va in campo.
Sul fronte societario qualche errore sarà stato commesso, ma come detto in apertura ci sono stati (e ci sono ancora…) tanti, troppi ostacoli da superare. In estate abbiamo più volte sottolineato l’importanza di un salvataggio che ha evitato un umiliante anno sabbatico, e siamo certi che quanto fatto in estate verrà pienamente compreso solo quando verranno tempi migliori e il Treviso, si spera, militerà in qualche categoria più dignitosa. Intanto qualcosa si muove sul fronte Lancenigo: dopo mesi di assordante silenzio, La Tribuna di Treviso di giovedì è riuscita a strappare una dichiarazione dall’assessore allo sport Michielan: «Il documento è stato inviato alla Provincia da 4-5 giorni». Riuscirà ad arrivare sano e salvo al Sant’Artemio? Attendiamo fiduciosi. Rimaniamo scettici, invece, riguardo alla fantomatica entrata di nuovi soci. Come volevasi dimostrare, la settimana scorsa non si è concluso niente. Giovedì scorso, nel già citato articolo de La Tribuna, il co-presidente Frandoli ha evitato altri rinvii a cui nessuno avrebbe creduto, e per giustificare il disinteresse degli imprenditori ha ripescato lo spauracchio corvezziano. «Sono spaventati dalla possibile presenza di Renzo Corvezzo, con il quale non vogliono avere niente a che fare». A questo proposito Frandoli ricorda che il presidente del vecchio Treviso «ha detto che anche le sue squadre giovanili vogliono usufruire dei campi a Lancenigo, senza contare che la sede ce l’ha allo stadio Tenni. È gente che quel personaggio non lo può proprio vedere: finché ci sarà il rischio di rivederlo da qualche parte ci penseranno bene prima di accettare la loro entrata. Guardate, io davvero a questo punto non ne posso più, anzi sapete cosa vi dico? Che se avessi saputo di tutti questi casini non mi sarei preso la briga di calarmi in questa avventura e mi sarei risparmiato tutte queste rotture di scatole». Certamente la gestione Corvezzo, seguita a pochi anni di distanza al crack del Treviso di Setten, ha contribuito ad allontanare ulteriormente l’imprenditoria trevigiana dal calcio; tuttavia siamo certi che il vero problema sia lo storico disinteresse delle forze economiche locali nei confronti del calcio. Quattro anni fa non c’era nessun spauracchio, il Tenni era interamente a disposizione insieme ai campi di Lancenigo (nonostante gli screzi con l’amministrazione comunale, Gentilini a parte), eppure non si è fatto vivo nessuno; e alla fine, il Treviso finì quel campionato proprio grazie all’intervento di Corvezzo. Che poi ha vinto due campionati e ne ha combinate di tutti i colori, ma in quel momento cruciale ci risulta fosse stato l’unico a interessarsi alle sorti dell’Asd Treviso. Quattro anni dopo siamo messi allo stesso modo, se non peggio; il Treviso è vivo soprattutto grazie alla sponsorizzazione di mister Segafredo (che rimane una mezza beffa dopo i teatrini pre e post campagna elettorale…), ma senza altri iniezioni di liquidità non resta in dubbio la risalita, ma la stessa sopravvivenza della società.
Dagli uffici al campo, dove gli alibi, come detto, sono finiti. Domani, contro il Petra Malo, non dovrebbe essere ancora disponibile il difensore-bomber La Cagnina, che si spera di recuperare per la trasferta di Sarcedo. Per il resto, salvo acciacchi dell’ultimo momento, la squadra dovrebbe essere quasi al completo. Il mercato di dicembre è iniziato, ma in via Ugo Foscolo sembra tutto fermo: arriverà l’attaccante di razza? O arriveranno prima i tagli? Intanto spazio per il possente centrocampista ivoriano Yves Gniago, che a Sandrigo è stato protagonista di un buon debutto. Basterà per interrompere un’astinenza dal gol che dura da 346 (!) minuti?

I NEROSTELLATI DI MALO L’avversario di giornata è il Malo, società fondata nel lontano 1908 e giunta al secondo anno consecutiva in Promozione, categoria riconquistata nell’estate 2012 dopo una lenta risalita dall’inferno della Seconda categoria. I nerostellati, dopo i due campionati nella Serie C della Lega Nord dell’immediato dopoguerra, hanno vissuto la loro epoca d’oro negli anni settanta (1969-1974), quando militarono per un quinquennio in Serie D. E al biennio 1972-1974 risalgono i quattro precedenti con il Treviso, tutti vinti dai biancocelesti. Per quanto riguarda le sfide al Tenni, nel campionato 1972/1973 rotondo 3-0 per Frandoli e compagni (doppietta di Semenzin e Osellame); nel campionato successivo vittoria di misura grazie alla rete del compianto Nico Zambianchi. A fine stagione la retrocessione in Promozione (allora quinto livello del calcio italiano); da allora i vicentini non sono più riusciti a raggiungere l’Interregionale, navigando tra Promozione, Eccellenza e Prima categoria.
Questa estate, dopo l’ottavo posto conquistato da matricola, il Petra Malo si era presentato ai nastri di partenza con l’obiettivo di disputare un altro campionato da medio-alta classifica. L’inizio è stato incoraggiante: tre vittorie nelle prime quattro partite, poi un lento e inesorabile declino che, dopo la sconfitta di inizio mese a Sarcedo, ha portato alle dimissioni di mister Disha, sostituito da Fontana. Il debutto del nuovo allenatore è stato da favola: 1-0 interno contro la rivelazione Godigese. Un fuoco di paglia, visto che nei due turni successivi sono arrivati un pareggio (2-2 a Loreggia) e una sconfitta interna (2-1 per il Caldogno Rettorgole). Insomma, la crisi non è finita anche dopo il cambio di allenatore; lontano da casa sono arrivate 4 sconfitte (i nerostellati vantano questo poco lusinghiero record insieme al Rossano ultimo in classifica), ma contro il Treviso di questo periodo tutto può accadere…