Il futuro nuovo presidente del Treviso Alessandro Botter ha già dimostrato il suo carattere decisionista e vulcanico in più di una dichiarazione e nei giorni scorsi ha rispolverato un argomento che da almeno sedici anni crea tensione tra tifosi, amministrazioni comunali e politici locali: lo stadio Tenni. Una questione aperta e mai chiusa con il primo fallimento del 2009 e il trattamento (contestato dai tifosi) riservato al Treviso dell’allora giunta Gobbo, nonostante la presenza come vice del compianto super tifoso biancoceleste Giancarlo Gentilini. Il problema stadio non è mai stato risolto attraverso le diverse gestioni societarie, anche le più limpide e affidabili, a causa degli alti costi di gestione. La situazione si era (parzialmente) risolta nel 2019 grazie a Mario Conte, erede naturale dello sceriffo Gentilini come sindaco-tifoso disposto a sacrificare tempo e credibilità per il calcio. Con il neonato consorzio è nato subito l’accordo, ma gli anni passano e in prospettiva Serie C le condizioni e le esigenze sono destinate a cambiare. E Botter, nuovo socio di maggioranza, ha in mente una svolta rapida e sogna un nuovo stadio da 7500 posti (ampliabile fino a 12mila) da realizzare nell’area dell’ex Dogana, location già individuata per un nuovo impianto anche stando a documenti citati dallo stesso Botter.
«Mi piace programmare con largo anticipo – ha confessato Botter a Il Gazzettino di Trevisoa giorni presenteremo le nuove maglie della squadra: ci lavoriamo da marzo. Anche nello sport oggi bisogna saper lavorare in prospettiva e prendersi per tempo». Gli investimenti previsti, diretti alla crescita del settore giovanile, riguarderebbero anche la creazione di un training center. Ma il problema più urgente riguarda l’utilizzo dello stadio Tenni e la sua omologazione per la Serie C. «Attualmente il Tenni non ha tribune coperte, una tribuna non è agibile, in caso di promozione in C, dovremmo intervenire per adeguare i corpi illuminanti e le panchine. Quello che per molte squadre è una risorsa e una fonte di guadagno per noi genera costi di gestione pari a 140 mila euro e ne incassiamo soltanto 120, anche a causa delle sue carenze strutturali. Deciderà chi di dovere, di sicuro non vogliamo fare speculazioni, ci sono formule, come il project financing, per farlo a costo zero per la collettività, garantendo la massima sostenibilità anche sul fronte ambientale».

Dal canto suo, il Comune è stato costretto a rispondere con cautela. Ecco le dichiarazioni del vicesindaco e assessore allo sport Manera: «Siamo felicissimi della voglia e determinazione del presidente Botter di fare grande il nostro Treviso e siamo aperti al dialogo. Prima di esprimerci attendiamo di prendere visione del progetto, che è molto complesso, e testare i risultati sul campo di questa nuova squadra. Di certo c’è una valutazione preliminare da fare: la linea della nostra amministrazione è quella del consumo di suolo zero e anche l’ipotesi di un nuovo stadio, con centro sportivo annesso deve assecondare questo principio. L’ex dogana è un’area pubblica patrimonio di tutti, ogni scelta non può prescindere da questo».

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