Con il 2025 ormai agli sgoccioli è tempo di fare un riepilogo di quanto vissuto in questi 365 giorni: un saliscendi di emozioni che, specialmente nella prima parte dell’anno, ha messo in difficoltà la sanità mentale dei tifosi biancocelesti, ancora provati dal recente decennio di tormenti vissuto tra Promozione ed Eccellenza…

La strana sconfitta nella fatal Bassano: l’insospettabile inizio della fine… (Fotostampa Treviso)

Eppure il 2024 del Treviso si era chiuso in maniera trionfale: il 3-0 ad Abano contro l’Este era valso il tanto agognato balzo solitario in vetta, grazie al sorprendente tonfo della Dolomiti Bellunesi nell’anticipo (4-0 a Lignano). A quel punto il sorpasso sulla squadra allenata dall’ex Zanini proprio all’ultima giornata di andata sembrava il segno di un destino manifesto per la grande favorita del girone C, che nel mercato di dicembre non era rimasta a guardare tesserando l’ex Legnago Viero, centrocampista centrale, e due difensori under, Cucciniello e Maset.
Il 2025 sembra confermare le buone sensazioni. Il pareggio di Brusaporto (1-1, eurogol di Valenti per il pareggio 1 a 1) e la vittoria casalinga con il Noale (sofferto 1 a 0) mantengono a +2 il vantaggio sulla Dolomiti, aumentato di due lunghezze alla terza giornata dopo il rotondo successo esterno in rimonta sulla Real Calepina (1-4) e il contemporaneo pareggio a reti bianche della diretta concorrente ad Adria. Il +4, massimo vantaggio toccato dai biancocelesti nella stagione, viene faticosamente mantenuto una settimana dopo grazie a una durissima battaglia al Tenni con la Luparense (2-1), una partita vinta soprattutto a centrocampo grazie alla prova di sacrificio di Artioli e Beltrame. Sembra dunque che gennaio, storicamente avverso, possa essere un mese positivo per una squadra ormai arrivata al 17° risultato utile consecutivo. Con queste premesse ci si prepara alla trasferta di Bassano…
Si gioca in anticipo di sabato in vista del turno infrasettimanale e al Mercante arrivano circa 400 tifosi dalla Marca. Sembra la giornata giusta per spiccare definitivamente il volo, la squadra scende in campo con un’inedita grinta, ma la partita si complica subito: Artioli commette fallo dal limite e riceve un giallo esagerato, l’ultimo arrivato Visinoni calcia e beffa Mangiaracina sul primo palo. Il Treviso reagisce rabbiosamente, colpisce una traversa con Posocco (la palla sbatte sulla linea facendo gridare al gol fantasma…) e sfiora il gol più volte, ma continua a subire assurde decisioni di un arbitro in confusione totale. La tifoseria ospite si scalda ma il peggio deve ancora venire, perché poco dopo Artioli commette un altro fallo rimediando il secondo giallo. Passano i minuti e l’incubo peggiora, l’arbitro perde completamente il controllo della gara e continua ad ammonire solo i biancocelesti. Nel secondo tempo il Bassano in superiorità numerica la chiude e il Treviso si spegne, non prima di essersi visto annullare ingiustamente il gol che poteva riaprire la partita. Il vantaggio resta a +4 grazie al ko della Dolomiti Bellunesi a Portogruaro, ma a qualche tifoso il ko suona come un campanello d’allarme….
La conferma arriva il successivo mercoledì: il Treviso è irriconoscibile e l’Adriese dell’ex Gnago passa con un gol nel primo tempo. Questa volta la Dolomiti Bellunesi ne approfitta battendo 5-2 proprio il Bassano rimaneggiato: giallorossi schierati in campo con ampio turn over e senza molti titolari protagonisti quattro giorni prima. Le successive polemiche social verranno presto dimenticate di fronte alla dura realtà… L’emorragia si ferma con la scontata vittoria (0-3) in casa del fanalino di coda Lavis, ma quanto accade a Carlino nello stesso momento sembra un altro chiaro segnale. A cinque minuti dalla fine il Cjarlins Muzane è avanti 3-2 sulla Dolomiti Bellunesi, ma la squadra di Zanini, trascinata da Marangon, trova il pareggio e nel recupero, complice una papera del portiere friulano, anche il gol vittoria. Il cerchio si chiude una settimana dopo quando il Treviso cade nuovamente in casa, dopo una prestazione sconcertante contro il Portogruaro (1-3). Il controsorpasso è servito e a farne le spese è mister Fabrizio Cacciatore, esonerato. Al suo posto arriva Carmine Parlato, una scelta che desta subito perplessità tra i tifosi visti i recenti risultati negativi ottenuti da un allenatore che, fino a qualche anno prima, era considerato uno dei più vincenti della Serie D. Ma nelle tre stagioni precedenti le statistiche sono impietose: gli esoneri al Trento in C, in D con Casertana, Cjarlins Muzane e la recente, negativa esperienza con la Folgore Caratese di Criscitiello non sono certo incoraggianti.
Il debutto nel derby al Baracca di Mestre è un disastro totale: la squadra non mostra nessuna reazione e viene sconfitta 2-0, ma poteva finire peggio. Dolomiti Bellunesi in fuga a +5. Il Treviso sembra una squadra cerebralmente morta e lo conferma la sconfitta di misura (0-1) al Tenni contro il Cjarlins Muzane dopo un’altra pessima partita. La Dolomiti allunga solo di un punto e si arriva alla proibitiva trasferta di Campodarsego senza grandi speranze. La squadra si è persa: Aliu continua a fare il suo in attacco ma non può fare i miracoli, Gioè, in calo dopo l’ottimo inizio, sembra pagare fisicamente il lungo stop della stagione precedente, ma Posocco resta inspiegabilmente poco utilizzato; in difesa Videkon, trasformatosi da semplice sostituto a ultimo baluardo, ha ormai soffiato la titolarità a Sbampato. Resistono Artioli, Beltrame e Brigati, nonostante gli acciacchi fisici. I tifosi, increduli, si chiedono se dietro una crisi così profonda si nasconda un disinteresse della società a salire in C. Difficile crederci anche a distanza di mesi dopo l’investimento fatto nel calciomercato qualche mese prima e a dicembre. Eppure il Treviso nel punto più basso della sua stagione ha un (illusorio) sussulto, al Gabbiano di Campodarsego la squadra torna a mostrare un minimo di voglia combattiva e trova il gol del vantaggio con Brigati. Ma si complica la vita… Nunes, già ammonito dopo una rissa innescata da una scorrettezza di Pasquato (l’ex Juve a palla lontana dà una spallata al brasiliano che cade a ridosso della rete), si prende il secondo giallo e viene espulso. Nella ripresa il Treviso resiste per altri 50 minuti in dieci, Mangiaracina compie qualche miracolo e il campionato sembra riaprirsi grazie alla disfatta della Dolomiti in casa del Villa Valle (5-2). Ma è solo un’illusione. Una settimana dopo al Tenni il Treviso ritorna un fantasma evanescente, sbaglia 2-3 palle gol clamorose e nel finale subisce la beffa contro la modesta Virtus Ciserano Bergamo, invischiata in zona play-out. La C è sempre più lontana, la delusione aumenta dopo aver letto del pareggio interno della Dolomiti, fermata proprio dal Campodarsego sull’1 a 1.

Il gol subito contro la Virtus Ciserano Bergamo (Fotostampa Treviso)

Nei due turni seguenti arrivano due successi contro le bergamasche, 2-1 a Caravaggio e 1-0 interno sul Villa Valle, ma la Dolomiti Bellunesi risponde colpo su colpo e mantiene il +4. Ci sarebbe ancora speranza, ma l’ultimo treno per una difficile rimonta verso la C passa per Chions e il Treviso lo perde pareggiando 1-1, lo stesso risultato strappato dall’Este alla capolista. L’ultima occasione per potersi presentare allo scontro diretto in una posizione più favorevole è stato sprecato. Dopo il successo contro il Montecchio grazie a una fortunosa autorete si arriva così all’attesa sfida dello Zugni Tauro di Feltre. Stadio esaurito e clima di festa, perché vincendo la Dolomiti Bellunesi sarebbe già promossa in C. Il Treviso, confermando una costante del disastroso girone di ritorno, subisce l’ennesimo gol a freddo dopo una dormita difensiva che spalanca la porta al gol di Marangon. Beltrame rimedia con un favoloso calcio piazzato da distanza siderale e nel secondo tempo il Treviso va vicino al gol, ma le ultime speranze si spengono con l’urlo strozzato dei tifosi dopo il clamoroso tap in mancato da Gioè sulla linea di porta. La penultima giornata rinvia il verdetto: la Calvi Noale ferma sul 2 a 2 i bellunesi, il Treviso liquida 3 a 0 un Brian Lignano senza più obiettivi. Una settimana dopo i friulani, come prevedibile, cedono senza resistenza anche alla Dolomiti Bellunesi (4-1), mentre il Treviso non riesce nemmeno a battere l’Este (2-2) al Tenni. Il sogno serie C è rimandato, ma anche l’inutile epilogo dei play-off riserva delusioni. In semifinale la meritata vittoria sul Mestre (1-0) non addolcisce l’amarezza e, anzi, la sconfitta nella finale con l’Adriese dell’ex Gnago (1-3) chiude il sipario nel peggiore dei modi, con la contestazione della curva che lascia sdegnosamente il Tenni dopo il terzo gol dei polesani. Il flop è totale e nelle settimane successive si prepara il terreno per l’ennesima, prevedibile rivoluzione totale…

Il girone di ritorno della Serie D 2024/2025 è il più grande dramma sportivo vissuto dai tifosi biancocelesti in tempi recenti. Certo, in un arco temporale di 16 anni, abbastanza recenti sono i vari fallimenti… per non parlare delle tragicomiche stagioni in Eccellenza (2016/2017 e 2018/2019) concluse con la retrocessione in Promozione dopo aver subito umilianti goleade (come l’1 a 10 contro il Passarella/Sandonà nel pantano di Giavera), ma i risultati erano stati l’esito prevedibile e non sorprendente di due gestioni societarie incommentabili.
Completamente diverso è il caso della Serie D 2024/2025. Il Treviso, va detto, non era mai sembrato una corazzata ammazzacampionato nemmeno durante il periodo dei 17 risultati utili consecutivi; tante partite di grande sofferenza e risolte solo grazie alle invenzioni dei singoli, come la doppietta di Aliu contro la Dolomiti Bellunesi dopo un primo tempo da incubo. Conseguente il tiepido entusiasmo di molti tifosi: “abbiamo vinto la partita, ma giocando così non vinceremo il campionato”. Previsioni puntualmente confermate, ma nemmeno il più pessimista poteva immaginare un simile tracollo, con le cinque sconfitte in sei partite tra gennaio e febbraio e la mancata reazione della squadra anche quando, tra marzo e aprile, bastava fare 3-4 punti in più per mettere pressione a una Dolomiti Bellunesi falcidiata dagli infortuni e tutt’altro che trascendentale.

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