L’estate calda del 2013: dalla protesta in piazza al debutto precario di Loreggia in Promozione

Con la conquista matematica della Serie C ad Altavilla Vicentina, lo scorso 2 aprile, si è conclusa la parentesi più difficile in 117 anni di Treviso calcio. 13 anni con pochi alti e tanti bassi. Non sono mancate alcune gioie, effimere e illusorie come la conquista del Trofeo Regione Veneto nel 2018 o liberatorie e anticipatrici di un futuro migliore come la vittoria dell’Eccellenza nel 2023 (il primo campionato vinto in 11 anni), ma considerata la storia ultracentenaria del club solo il ritorno al professionismo poteva chiudere il cerchio e porre fine all’agonia iniziata nel 2013.
Nell’estate di quell’anno era finita nel peggiore dei modi la breve era Corvezzo, seppur segnata da un doppio salto dalla D all’ex C1: dal leggendario campionato vinto in volata contro i nemici del VeneziaMestre al bis di Montichiari con il gol di Torromino al 93′ dell’ultima giornata. Tutto cancellato dalla disastrosa stagione in Lega Pro Prima divisione, la nuova gestione societaria fumosa e la retrocessione all’ultimo posto. Il resto l’aveva fatto la mancata acquisizione del club da parte dell’ex candidato sindaco Massimo “Segafredo” Zanetti. E così il Treviso era nuovamente fallito, sparendo dal calcio professionistico per la seconda volta dopo il crack del Treviso di Setten nell’estate 2009. Come quattro anni prima si era capito subito che sarebbe stato difficile formare una società per ripartire, con l’ipotesi Serie D scartata quasi subito rispetto alle più fattibili Eccellenza e Promozione. Se nel 2009 era riuscita l’iscrizione del neonato Asd Treviso in Eccellenza fuori tempo massimo solo grazie a un intervento politico dall’alto, nel 2013 le cose non sarebbero andate meglio, anzi. Dopo le definitiva esclusione del FC Treviso di Corvezzo e il naufragio della cordata interessata solo alla D, il neoeletto sindaco aveva candidamente ammesso in più occasioni che il futuro del Tenni era in bilico e, senza una squadra di calcio, la sua eliminazione non era ipotesi da scartare. Vale la pena riportare uno stralcio da un nostro approfondimento del 3 agosto 2013:

«Se non arriveranno proposte economiche concrete per salvare il Treviso Calcio se la squadra morirà, lo stadio Tenni potrebbe diventare un parcheggio con sopra un parco pubblico. Stiamo infatti cercando, fuori mura, due luoghi idonei per costruire due nuovi parcheggi per i pendolari. Uno di questi potrebbe quindi essere il Tenni: posti auto a piano terra e sopra un parco pubblico. Ma una simile opera avrà bisogno del contributo dei privati, sarà un project financing». Parola di Manildo, raccolte da La Tribuna di Treviso. Nello stesso articolo, l’articolista offre un chiaro esempio dell’atteggiamento della stampa verso la questione Tenni: «Il sindaco Giovanni Manildo ieri in conferenza stampa ha fatto capire che, non avendo ricevuto ad oggi alcuna proposta per la squadra di calcio cittadina, ed essendoci tempo solo fino a lunedì, per il Treviso Calcio stanno per suonare le campane a morto. E quindi si profila il grosso problema dell’utilizzo dello stadio comunale Omobono Tenni, costruito nel 1933, epoca fascista, a poche decine di metri dalle mura, collocazione oggi assurda per una simile struttura sportiva, considerato anche il successivo sviluppo residenziale all’ex Foro Boario: la gente che vive nei condomini della zona, che per decenni ha dovuto subire i disagi legati alle partite, ora non vuole trovarsi questo enorme buco nero sotto casa nel degrado». Vorremmo capire come il Tenni possa trasformarsi in un’area di degrado, magari dopo essere rimasto parzialmente inoccupato solo per un anno. A Treviso ci sono stabili e capannoni dismessi, già trasformati in vere aree di degrado, eppure bisogna iniziare proprio dal Tenni, senza porsi l’interrogativo che forse un futuro per il calcio cittadino in via Ugo Foscolo non è così lontano.
Intanto partono pure i sondaggi: La Tribuna chiede ai lettori cosa ne farebbero dell’area. Sei le opzioni: un parcheggio per la città pedonalizzata; un mercato all’aperto; una nuova stazione delle corriere; un parco pubblico attrezzato; uno skate park con area per show ed eventi; meglio lasciare tutto lì e sperare nel futuro. Indipendentemente dal risultato, restiamo basiti di fronte a questo sondaggio, che sembra dare per scontato ciò che non lo è. 

I rapporti tra tifosi e giunta comunale non erano stati non proprio idilliaci anche nel lustro precedente, quando a Ca’ Sugana il sindaco era il leghista Gobbo, diventato bersaglio di critiche nell’agosto 2009 dopo la mancata iscrizione del nuovo Treviso alla Serie D; in quei giorni erano sorti contrasti anche con lo “sceriffo” Giancarlo Gentilini, suo braccio destro ma tifoso n° 1 del Treviso. Allora come quattro anni dopo il problema principale era l’assenza di garanzie economiche garantite da una cordata di imprenditori affidabile, eppure resta la sensazione che la politica di allora potesse fare di più, come succederà finalmente nel 2019.

Ma torniamo all’estate 2013: il solito agosto da incubo, con la città svuotata e pochi irriducibili tifosi, capitanati come quattro anni prima dal vulcanico Claudio “Caio” Cavallin, presenti allo stadio per contribuire nel loro piccolo alla salvezza del calcio. Di fronte alle difficoltà e l’atteggiamento apatico dell’amministrazione comunale, erano scesi in piazza nelle stesse ore in cui si decideva il destino del neonato Acd Treviso, con cori e uno striscione di protesta: “Politici e imprenditori traditori dei nostri colori”.

Proprio quel lunedì era arrivata una proroga di tre giorni, dopo la lettera d’intenti del sindaco Manildo al presidente federale Abete, che avrebbe permesso al Treviso di iscriversi in Promozione. Stando ad alcune voci circolate successivamente l’iscrizione era stata perfezionata giovedì 8 agosto a solo un quarto d’ora dalla scadenza del termine fissato a mezzogiorno… In serata l’ufficializzazione, con il Treviso inserito a sorpresa nel girone B della Promozione (non nel più naturale girone D con trevigiane e veneziane, come accadrà qualche anno dopo), insieme a due padovane, due trevigiane e un folto gruppo di vicentine. Come nel 2009 tra gli artefici delle salvezza ci sono Walter Frandoli e Edy Sartori, una figura confermata dalle annate precedenti come il segretario Leandro Casagrande e il presidente Nisio Lenzini, già sponsor storico del club, mentre dal punto di vista del sostegno economico, oltre alle varie sponsorizzazioni più o meno piccole, spiccava quella del main sponsor Segafredo Zanetti. Per quanto non sufficiente a lenire il risentimento dei tifosi dopo la mancata salvezza del vecchio Treviso in C, il contributo risulta fondamentale. Lo si capirà bene soprattutto tre anni dopo, quando alla scadenza dell’accordo triennale il Treviso vivrà un altro tipo di triennio: due stagioni di terrificanti umiliazioni dentro e fuori dal campo in Eccellenza, con in mezzo la prima parte della gestione Visentin e la conquista del coppa in Promozione nell’aprile 2018 a Vittorio Veneto.

Sarà molto difficile – almeno per noi tifosi – ripensare e raccontare certe annate da incubo, che non augureremmo nemmeno al nostro peggior nemico. Ben peggiori dell’annus horribilis 2013, che comunque resta un momento fondamentale per ricordare dove e come è iniziata l’estenuante rincorsa conclusa quasi 13 anni dopo ad Altavilla Vicentina. Perché nonostante l’iscrizione in extremis, in quei giorni di fine estate il Treviso vive una situazione ben più critica rispetto a quando sarà costretto a ripartire nella stessa categoria: il già citato campionato 2017/2018 e i primi due dell’attuale società, 2019/2020, 2020/2021, peraltro interrotti a causa dell’emergenza sanitaria.

Per capire quanto fosse disperata la situazione basti ripensare al debutto in campionato a Loreggia, presentato nel nostro prepartita del settembre 2013. Nelle frenetiche settimane precedenti, infatti, la società deve fare i salti mortali per trovare un campo di allenamento, dove mister Simone “Kojac” Piovanelli, ex giocatore biancoceleste, è giudice in veri e propri casting per la formazione di una rosa che si presenta al debutto in campionato senza una vera preparazione, nessun punta in rosa, ma soprattutto a ranghi ridotti: a Loreggia in panchina ci sono solo secondo portiere e due ragazzini della Juniores. Nonostante tutto il Treviso riesce a strappare un pari senza gol, sbagliando un rigore nel primo tempo e parandone uno ai padovani nell’assedio del secondo tempo.

Mentre prosegue il casting per il reparto offensivo, il Treviso trova la prima vittoria al debutto al Tenni contro il Caldogno Rettorgole dell’ex Paoli grazie a un “attaccante” per caso: il neoacquisto Josè Maria La Cagnina, difensore centrale con un bella carriera tra i professionisti. Classe ’73, era il giocatore più esperto e capitano di quel Treviso: purtroppo nel febbraio del 2024 ci ha prematuramente lasciato.

La Cagnina festeggiato dai compagni dopo il gol al Caldogno

Il Treviso nelle partite seguenti trova altre due roboanti vittorie interne (Cornedo e Rossano), intervallate dalla bruciante sconfitta di Cartigliano (2-1 con tensioni sugli spalti), ma la tecnica di esterni offensivi e seconde punte come Quell’Erba e Dal Compare, o il duttile centrocampista Del Papa, alla lunga non bastano in un campionato fisico come la Promozione. La squadra, peraltro, è composta da tanti altri giocatori di categoria superiore, come il portiere Bortolin e il difensore centrale Ton, ma come impareranno i tifosi nelle stagioni seguenti questo aspetto non sempre è un vantaggio, anzi. Edy Sartori, intanto, promette l’arrivo di tre giocatori: un attaccante ghanese, un centrocampista ivoriano e un esterno offensivo panamense, Rogelio Viteri. C’è solo un problema: essendo stranieri, per il tesseramento ci vuole almeno un mese. Davvero troppo, infatti il Treviso va avanti di stenti, perdendo terreno da squadre come Godigese e Sarcedo. La squadra non segna e verso fine ottobre i tifosi iniziano a spazientirsi, ma proprio in quei giorni una triste notizia scuote la curva sud: in quei giorni è venuto a mancare Martino, grande tifoso del Treviso.


I tifosi lo ricordano con uno striscione esposto a Campigo, dove arriva un successo di rigore con Livotto, e nella successiva partita interna con il Nove Stefani, pareggiata con un altro gol del difensore “bomber” La Cagnina. Purtroppo il problema è sempre il solito, la squadra produce molto, ma senza punte in questa categoria non si va da nessuna parte. La crisi prosegue, Nisio Lenzini si dimette per problemi salute (l’ex presidente è scomparso nel gennaio del 2021), dopo le brucianti sconfitte con Ambrosiana Trebaseleghe e Eurocalcio Cassola la vetta si allontana e fuori dal campo volano gli stracci: Piovanelli si sfoga, il ds Zamprogno prova a mediare ma il rapporto tra Sartori e l’allenatore sembra compromesso, come si capirà meglio all’inizio dell’anno nuovo. Il 24 novembre l’ennesimo pareggio esterno, ovviamente senza gol, con l’Azzurra Sandrigo. Una partita anonima, ma che vede finalmente in campo il famoso “centrocampista” ivoriano, che per il momento si fa notare soprattutto per il nome: Yves Gnegnene Gnago.

Il giovane Gnago in una delle prime apparizioni a Treviso

Un giocatore destinato a segnare nel bene e nel “male” – come avversario, con gol dell’ex a raffica e tensioni con la tifoseria, prima del suo ritorno – questi 13 anni del Treviso tra Promozione e Serie D. Anche recentemente, in questo campionato: suo il gol che ha riaperto la sfida dell’anno al Tenni con l’Union Clodiense. Inizialmente i tifosi stentano a capirne il ruolo, gli piace partire da metà campo e usare il fisico possente, ma anche dialogare con i compagni grazie a una tecnica molto buona considerata la stazza. Lo si capisce bene al Tenni contro il Petra Malo, dove il Treviso ritorna finalmente al successo grazie alla doppietta di Quell’Erba (destinato a lasciare la squadra poco dopo) e Giuliato, portandosi a -6 dalla vetta. Gnago si distingue ancora, ma non sembra l’attaccante centrale tanto atteso. In effetti non lo è, ma la partita a Sarcedo sorprende tutti: da una parte il Treviso che non vince in trasferta da mesi, dall’altra la miglior difesa del girone B guidata in mediana dall’ex capitano biancoceleste Ferronato. Succede l’incredibile, Gnago in coppia con Dal Compare distrugge i vicentini con una doppietta e lascia sbalorditi i tifosi.

Che l’ivoriano non c’entri nulla con la categoria lo si capisce una settimana dopo, quando il Treviso travolge al Tenni anche la Godigese portandosi a -3 dai castellani in vetta. Una prima punta vera arriva comunque ed è il ritorno di Bidogia, che peraltro decide la prima sfida del 2014 con il Loreggia. Nonostante la vittoria fin troppo sudata la strada sembra spianata, ma nella successiva trasferta di Cornedo succede di tutto: la squadra sembra tornata indietro di due mesi, Gnago è limitato da un infortunio alla caviglia e tutti sembrano in calo fisico e mentale. Più avanti le difficoltà verranno motivate con i carichi pesanti imposti durante la pausa. Il Cornedo ne approfitta nel finale completando la rimonta con la doppietta di Bellotto; i locali corrono sotto la tribuna ma qualcuno nei festeggiamenti si lascia andare a vigliacche provocazioni verso i tifosi biancocelesti. Nel finale, dopo un fallo a centrocampo di Ton scoppia un’altra rissa e Giuliato viene espulso, ma i più arrabbiati sono gli ultras biancocelesti che scendono negli adiacenti spogliatoi per rispondere alla provocazione dei giocatori avversari. I giorni seguenti? Un terremoto. La sconfitta fa riemergere i dissidi interni e spinge Sartori a regolare i conti con Piovanelli, esonerato; via anche il ds Zamprogno, mentre il giudice sportivo punisce il Treviso con una giornata a porte chiuse. Nuovo allenatore, invece, è Davide Tentoni, ex mister della Juniores nazionale.

Dopo diverse partite rinviate per maltempo e ricorsi respinti, la ripartenza a Rossano, contro una squadra smantellata e piena di Juniores, è un disastro totale: sconfitta e contestazione. Dopo alcune partite di rodaggio con vittorie faticose (Mussolente) e ricadute (Cartigliano) al Tenni, la riscossa parte a Piovene Rocchette contro il Summania, piegato da un gol di Orfino nel finale. Gnago è a mezzo servizio e non segna, ma crea spazi per gli avversari e si rivela uomo assist (arriverà in doppia cifra); a Nove decide ancora nel finale il ghanese Mensah, mentre Dal Compare strapazza l’Ambrosiana Trebaseleghe con una tripletta. La squadra inanella una vittoria dopo l’altra e si arriva al big match di Cassola, espugnata 2 a 0, ma il mercoledì arriva l’ennesima doccia fredda: il giudice ha punito il Treviso con una supermulta di 500 euro e due punti di penalizzazione in classifica. Secondo il referto dell’arbitro, alcuni tifosi durante i festeggiamenti a fine partita avrebbero lanciato oggetti verso i giocatori del Rossano. L’episodio resterà un mistero irrisolto, mentre certe rimangono le provocazioni dei giocatori vicentini verso la tifoseria alla fine del match di andata vinto al Tenni anche grazie a un arbitraggio discutibile. Che sia un’ingiustizia colossale lo dimostreremo nelle settimane precedenti dopo un confronto con i più gravi fatti accaduti durante un match di categoria inferiore, Gorghense-Burano. E qualche settimana più tardi con il caso San Martino Speme.

Il clima è pesante e, a peggiorare la situazione, un grave lutto colpisce il difensore centrale Zamuner, che in settimana perde il padre. La squadra s’inceppa in casa perdendo punti contro l’Azzurra Sandrigo, ma ritrova il successo a Malo (0-2) dove segna lo stesso Zamuner, mentre in classifica continua la crisi della Godigese capolista dopo la fuga invernale. Intanto, nella più classica delle soluzioni all’italiana, il Treviso dopo continui rinvii ottiene lo sconto sulla penalizzazione, dimezzata. Si arriva così al drammatico finale e gli scontri diretti con le altre due squadre che si giocano il campionato. Le speranze si infrangono contro il muro del Sarcedo di Ferronato: il Treviso domina, ma nel recupero il portiere Dall’Amico toglie un palla all’incrocio sulla perfetta punizione di Dal Compare. All’ultima giornata il derby trevigiano a Castello di Godego produce come unico risultato il sorpasso del Sarcedo sulla Godigese, mentre al Treviso non sarebbe bastato nemmeno il successo.
Ai play-off, nella prima fase con le squadre del girone B, al primo turno arriva la vendetta contro l’Eurocalcio Cassola, piegato nei supplementari dal ritorno al gol di Gnago. Nella finale, ancora a Castello di Godego, ai padroni di casa basta il pareggio, ma nel finale arriva l’eurogol di Zamuner che infila un bolide sotto l’incrocio.

In Promozione i play-off sulla carta servono per stabilire la graduatoria dei ripescaggi, ma in quel momento il quadro già chiaro su promozioni e retrocessioni tra Serie D ed Eccellenza trasforma la sfida del Tenni contro il Benaco Bardolino in una finale anticipata: chi vince è già sicuro del ripescaggio in Eccellenza. La partita è uno specchio della stagione e delle sofferenze dei tifosi biancocelesti: contro l’ex Juve Zamboni il Treviso va sotto, poi domina sbagliando l’impossibile. Quando la beffa sembra dietro l’angolo, nell’ultimo minuto di recupero arriva la staffilata da posizione impossibile di Frankie Mensah, con la palla che passa tra una selva di gambe e s’infila nell’unico spazio disponibile vicino al secondo palo. Nei supplementari la strada sembra spianata e il protagonista inatteso diventa la “formica atomica” panamense Rogelio Viteri, autore di una doppietta.

La squadra in festa dopo la conquista dell’Eccellenza

Il Treviso festeggia come una promozione dopo una stagione tribolata e nella finale play-off ormai inutile allo stadio Zanutto chiude la pratica annientando 4 a 1 i sandonatesi del Passarella. Alla fine tutte e quattro le squadre partecipanti dei play-off saranno ripescate


Purtroppo già dalle prime ore successive al successo con il Bardolino le solite nubi estive sono all’orizzonte e il futuro è di nuovo a rischio. Dissidi societari portano alla rottura – poi sanata – tra il presidente Totera e Frandoli, servono nuovi ingressi per aumentare la base economica ma intorno al Tenni c’è il solito deserto imprenditoriale. La situazione si risolverà con la discesa in campo di alcuni soggetti, come il tifoso-sponsor Paolo Pini e un primo tentativo di quello che potrebbe essere definito “consorzio”.
Purtroppo nella stagione 2014/2015, in Eccellenza, le cose non andranno bene ma non è questo il momento per parlare di quel campionato o di quello successivo, iniziato con i soliti errori di mercato, finito con una beffa peggiore e seguito dal già citato triennio horror che ha portato alla svolta decisiva del 2019.

Non ci sono dubbi che, dentro e fuori dal campo, il quinquennio 2013-2019 sia stato il periodo più difficile della nostra storia, senza campionati vinti e privo di particolari soddisfazioni sportive, con continui problemi societari, un’imprenditoria trevigiana disinteressata e un’amministrazione comunale assente. 13 anni fa, con la ripartenza dalla Promozione, pensavamo che il Treviso avesse toccato il fondo, ma ci sbagliavamo, il peggio sarebbe arrivato tre anni dopo. Quel campionato da cui è iniziata – con ripetute ricadute – la risalita verso il professionismo, in fondo è stato uno dei pochi da salvare prima del ritorno alla vittoria di un campionato dieci anni dopo, in Eccellenza. Nonostante questo, i continui dissidi societari, le problematiche di squadra e società erano risultati un’anticipazione di quanto avremmo vissuto nel decennio successivo quasi in ogni stagione, dentro e fuori dal campo.

Qualcuno non c’era, altri forse si sono dimenticati, ma il Treviso calcio quasi 13 anni fa era in questa situazione. Il confronto con il momento attuale fa riflettere: nell’estate di quell’anno eravamo senza una squadra, con alcuni politici che parlavano tranquillamente di demolire il Tenni senza neanche ipotizzare un’alternativa. Adesso le cose sono un po’ cambiate. Certo, la questione dello stadio ormai ci tiene in apprensione da 17 anni (dal fallimento del 2009 e la prima “guerra” dei tifosi con la giunta Gobbo) e ogni anno il “ricambio generazionale” ha sfornato qualche altro politico rampante che ci regala proposte dementi e fuori di ogni logica. Purtroppo il destino del Tenni, o di un futuro nuovo stadio di cui si parla, continuerà a dipendere anche dalla stabilità della società, i risultati della squadra e, soprattutto, il sostegno della politica e dell’imprenditoria. Se non altro, con il sindaco Conte e il presidente del Treviso Botter dopo 13 anni si sono fatti finalmente discorsi sensati – come si farebbero in qualsiasi città, anche non capoluogo di provincia – sul futuro dello stadio Tenni parallelamente al progetto di un’alternativa da costruire distante dal centro. La strada è ancora lunga e le incognite non mancano, ma confrontare quel 2013 con questo 2026 fa riflettere e regala un sorriso un po’ stanco a quei pochi, irriducibili tifosi che allora erano rimasti in trincea.

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